La nave Vlora

La Vlora fu una nave mercantile costruita all’inizio degli anni sessanta dai Cantieri Navali Riuniti di Ancona con il nome di Ilice per la Società Ligure di Armamento di Genova. Gemella delle navi Ninny Figari, Sunpalermo e Fineo acquisite da diverse compagnie, l’Ilice fu successivamente acquistata nel 1961 dalla Societè actionnaire sino-albanaise de la navigation maritime “Chalship” di Durazzo battente bandiera albanese e ribattezzata Vlora.

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Il 7 agosto 1991, di ritorno da Cuba carica di zucchero, durante le operazioni di sbarco del carico nel porto di Durazzo, la Vlora venne assalita da una folla di circa 20.000 migranti albanesi senza permesso che costrinsero il comandante, Halim Milaqi, a salpare per l’Italia, attraccando al porto di Bari l’8 agosto 1991.La vicenda della Vlora è ricordata come uno dei tanti episodi dell’ondata di immigrazione che si ebbe in Italia dal 1990 al 1992 e rimane, a tutt’oggi (2014), il più grande sbarco di clandestini mai giunto in Italia.

Lo sbarco dei clandestini è un evento che si ricollega al più ampio e complesso panorama politico della caduta del comunismo. Il 10 novembre 1989 crollò il Muro di Berlino, abbattuto dagli abitanti della Germania Est. L’anno seguente la Germania tornò unita. In Polonia, Ungheria, Bulgaria e Cecoslovacchia, le libere elezioni portarno alla fine del regime comunista. Solo in Romania il trapasso avvenne in modo violento con dure rivolte che tennero col fiato sospeso l’Europa Occidentale. Con l’abbandono del comunismo in Iugoslavia emersero tensioni nazionalistiche che porteranno negli anni seguenti alla Guerra dei Balcani. In Albania iniziarono emigrazioni di massa. La nave, riempita all’inverosimile (probabilmente oltre 20.000 persone), chiede di poter sbarcare al porto di Brindisi. L’allora viceprefetto Bruno Pezzuto, resosi conto che non si trattava, come dagli ultimi sbarchi, di un carico di qualche centinaia di persone, convinse il capitano della nave Halim Milaqi a dirigersi verso Bari. Il tempo di percorrenza tra i due porti dato il carico della nave era di circa 7 ore, tempo necessario per organizzare centri di accoglienza e forze dell’ordine. Tuttavia la mancanza di Autorità ed il poco tempo a disposizione, fece sì che si organizzassero solo dopo che la nave entrò nel porto. Anche l’ingresso al porto non fu dei più facili. Il capitano infatti forzò il blocco portuale comunicando di avere feriti gravi a bordo e di non poter, a causa del grande carico, fare marcia indietro. La nave fu quindi fatta attraccare al cosiddetto Molo Carboni, il più distante dalla città. Durante l’entrata al porto molti si gettarono dalla nave in navigazione e nuotarono fino alla banchina cercando di scappare.

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I profughi vengono sistemati nello Stadio della Vittoria e al porto. Alcuni si dispersero in città, trovando rifugio nei giardini, alla stazione, presso qualche famiglia o chiesa. Il 10 agosto don Tonino Bello arriva al porto di Bari e poi allo stadio. Quel che sta accadendo lo sconvolge e lo indigna tanto da descrivere aspramente sul quotidiano “Avvenire” le condizioni delle persone e l’assenza del ministro degli interni e del capo della Protezione civile.

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